Atalanta-Como vista da Lele

La cornice meteorologica è di quelle che non ti fa scalpitare per andare allo stadio: pioggia timida ma ostinata, temperatura tendente al ribasso, aria umida e grigia. Ma non siamo sky-avi del tepore domestico e delle comodità, per cui la decisione presa in settimana di andare ad Atalanta-Como non viene scalfita.
All'arrivo allo stadio bergamasco l'atmosfera è decisamente desolante, la gente in giro è pochissima, persino le forze dell'ordine sono a ranghi ridotti. Anzi ridottissimi, perché quando alle 14 arrivano i Comaschi non c'è il minimo abbozzo di cordone a tagliare in due il piazzale sotto la sud. Gli ospiti hanno optato per il treno, per cui completano il tragitto stazione-stadio a bordo di 2 pullman, i soliti bus arancioni tutti spigoli ed ammortizzatori scarichi.
Scendono piuttosto tranquilli, mentre qualche decina di neroazzurri (un po' di aspiranti facinorosi, un po' di stupidi curiosi) si è nel frattempo radunata ed avvicinata ai cancelli del settore ospite: manca la scintilla che potrebbe scatenare il marasma, ma stavolta con un po' di "buona" volontà dall'una o dall'altra parte il contatto tra le opposte fazioni sarebbe stato tutt'altro che impossibile. Bisognerà vedere se anche domenica prossima (Atalanta-Napoli, non aggiungo altro…) ci sarà analoga approssimazione nella gestione dell'ordine pubblico, salvo pensare che quanto accaduto col Como non fosse un tranello per indurre in tentazione…
Lo stadio si riempie piuttosto tardi, anche perché la pioggia convince più d'uno a guadagnare gli spalti solo all'ultimo momento.
Al fischio iniziale la Nord presenta un buon colpo d'occhio: la fascia centrale è stipata, ai lati prevalgono invece gli ombrelli aperti. Nel settore ospite presenti circa 200 lariani, il numero non è da capogiro ma in compenso resta inalterato lo stile che li ha contraddistinti in questi anni: gruppo compatto e quadrato, stendardi appesi con ordine. Sventolano un po' di bandierine e qualche tricolore, in prima fila anche una bandiera di tifosi del Lione, con i quali dallo scorso anno c'è un rapporto di stima reciproca. Infine in curva Sud una settantina di WKA, piuttosto colorati e decisamente vivaci.
Il fischio iniziale è preceduto dal minuto di silenzio per gli Italiani morti in Irak, lo stadio rende onore senza distinzioni. Dallo spicchio biancoblù si alzano anche le prime strofe dell'inno di Mameli, ma sono in fretta messe a tacere da altri fans comaschi.
Solo al termine del raccoglimento cominciano tifo e coreografie. In curva Nord si alzano due bandieroni (uno in zona BNA , uno in zona Supporters) ed accesi una buona quantità di fumogeni e torce a fare da contorno. Una torcia nel settore ospite, qualcuna in più nei Kaos.
La partita sorprende: l'Atalanta trotterella senza idee, mentre il Como appare molto equilibrato e voglioso di fare. Il vantaggio lariano non arriva dunque casualmente, ma soprattutto saranno i minuti successivi a dire che è un risultato meritato.
Al goal dunque tripudio dei Comaschi che, per qualche minuto, alzano indubbiamente anche il tono della voce. Di più: temendo di vivere una gloria passeggera, decidono di gustarsi il vantaggio fino in fondo ed anticipano alla mezz'ora una sciarpata che sa di festeggiamento.
Gli Atalantini sono continui nei cori ma senza acuti particolari, apprezzabile (oltrechè giusto visto il ruolino di marcia) comunque che nonostante la scialba prova in campo non si oda un fischio quando le squadre rientrano negli spogliatoi.
Secondo tempo per buona parte identico al primo. L'Atalanta ci mette più anima ma il gioco resta confuso e soprattutto inconcludente: là davanti Budon ricorda il mitico Evair quanto a fisico e movenze, ma sottoporta è sterile. Il Como si difende con attenzione, talvolta va in affanno ma è anche sempre pronto a ripartire in velocità verso la porta di Taibi.
Cala su entrambi i fronti il volume dei cori, la Nord martella con cori lunghi, ripetuti e ripetitivi, ma non morde i timpani, mentre il settore ospite diventa un'incognita a causa della foschia che gradualmente si è alzata.
Proprio quando mister Mandorlini iniziava forse a rassegnarsi, arriva prima il pareggio su rigore e poi, in pieno recupero, addirittura il vantaggio dei bergamaschi. E' un colpaccio visto quanto espresso sul campo ed una mazzata eccessiva per l'undici di Fascetti, che comunque è sembrato il miglior Como della stagione.
I lariani ripongono gli stendardi e non possono fare altro che prendere atto di un'altra stagione-no, mentre la Nord festeggia il confermato primato di classifica e si prepara per la trasferta infrasettimanale di Catania: dopo i 300 bergamaschi scesi a Palermo qualche settimana fa, sono già oltre 100 quelli che si erano prenotati per raggiungere la città etnea giovedì. Buon viaggio…

Scritto: 19/11/2003

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