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Italia-Galles vista da Gusman Siamo in 3, neppure il tempo di lasciare l'autostrada
e ci imbattiamo in una delle figure immancabili in molti stadi italiani:
i bagarini si aggirano come carogne fra le auto in coda ancor prima
di Lampugnano. Mi incammino verso lo stadio noto facce ed atmosfera
più da festa del paese che da avvenimento sportivo. Mi dirigo
verso il baretto in cerca di qualche faccia da stadio , gli interisti
mostrano i propri colori e stazionano davanti al cordone di forze dell'ordine,
infatti "intelligentemente" i circa 8000 gallesi vengono sistemati
nel primo anello verde sotto la nord. Non è per noi arduo compito
decidere dove assistere all'incontro, varcato il cancello ci uniamo
al fiume gallese. Il loro biglietto da visita mentre facciamo le scale
per il primo verde è il coro "we hate England and we hate
England" mentre con un'ovazione esternano la loro emozione alla
vista del campo e dell'impianto. La gente non è ancora molta
nel settore e ne approfitto per dare un occhio in giro: ragazzine, nonne
e famiglie al completo mescolate a gruppetti di quarantenni dall'aspetto
decisamente aggressivo, tutti mostrano con orgoglio le loro maglie,
bandiere e colori. Scorgo inoltre personaggi molto pittoreschi ed un
paio di giovani che indossano curiosi costumi modello Disneyland, complessivamente
tutti sorridenti ed a mio avviso per niente alterati dall'alcool. Devono
ahimè fare i conti con gli eroici nazionalisti dell'anello superione
che non si lasciano scappare questa ghiotta occasione e danno vita ad
una gara di sputi e lanci di oggetti, oltre ad un simpatico spettacolo
di mimo intitolato "Caro gallese secondo te che tipo di rapporto
sessuale è questo" a cui da sotto rispondevano sempre (con
poca fantasia) agitando a mo' di stantuffo una mano semi chiusa, più
tardi il responso lo darà uno striscioncino in curva sud "italian
do it better". La nord espone uno striscione di protesta, in sud
appaiono 2 striscioni contro calcio moderno e pay-tv firmati "movimento
ultras" fra i quali curiosamente campeggia un tricolore con la
scritta "milano" ed il simbolo di un club nel cui consiglio
d'amministrazione ricopre un ruolo importante tale Galliani Adriano.
Ha maggior risalto però un lungo striscione blu (di fattura doriana
presumo) dagli stessi temi scoperto all'ingresso delle squadre in campo
nel secondo anello arancio, venti minuti dopo lo speaker inviterà
i possessori a rimuoverlo ma saranno le forze dell'ordine muniti di
scudi e manganelli a farlo, dalla sud parte un drappello di ultras che
prima cerca di rimetterlo in transenna e poi intelligentemente lo porta
in curva, nel secondo tempo verrà spostato in nord. Noto dalla
mia posizione tricolori giunti da Angri, Casarano, Reggio Calabria,
Licata, Ragusa, Vicenza, Cuneo, Lucca mentre al terzo verde gli ultras
della Lodigiani espongono 3 loro striscioni. La mia attenzione è
sopra le nostre teste dove decine di giovani dall'aspetto, tratti somatici
ed accento per niente milanesi danno prova di tutta la loro civiltà
dannandosi l'anima per provocare una tifoseria divertita dalle loro
ridicole sceneggiate. Non nego che vicino (non troppo) a questa gente
sono riuscito a provare un minimo sentimento patriotico solo con l'ingresso
in campo delle Penne nere (per ciò che rappresentano per la nazione
non per quel che han suonato) . La macchia rossa si fa sentire costantemente
con la squadra in attacco, in difesa, in parità o in svantaggio,
a dire il vero pur cantando in maniera molto passionale riesce di rado
a coinvolgere tutto il settore forse per via della spontaneità
e la breve durata dei cori. S.Siro dopo un primo tempo di mutismo, con
la squadra in vantaggio esce dal torpore e sfoggia 3 cori: "tutti
a casa alè", "Italia-italia" e "chi non salta
è un gallese" più una serie di olas che hanno coinvolto
l'intero stadio, finito. Ai goals dalla nord aumentano i lanci di oggetti,
sotto interviene l'assistenza sanitaria, l'inerzia delle forze dell'ordine
indispettisce gli ospiti, si scaldano gli animi e si forma una prima
linea che aggredisce i caschi blu, da dietro fulminei partono gruppetti
di brutte facce a dar sostegno, sulle scale i manganelli nulla possono
e sono costretti ad indietreggiare; la scena è insolita per chi
bazzica gli stadi italiani: mani nude e volti scoperti. La situazione
si calma ed io lascio un settore dove ho vissuto 2 ore di tifo appassionato
e dove purtroppo la gente ha ora perso il sorriso. Scritto: 07/09/2003 Qui trovi
le foto della partita
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