|
|
Brescia-Como vista da Lele
Torno a vedere una partita a Brescia dopo quasi 4 anni, l'ultima volta
fu per una sfida col Verona che vide i gialloblù espugnare trionfalmente
il Rigamonti: scaligeri in grande spolvero anche sugli spalti (nell'occasione
commemorarono la recente scomparsa di Guidotti, il presidente dello
scudetto) e "ovvia" appendice di scontri tra Bresciani e polizia
fuori dallo stadio.
In effetti si trattava di un'era completamente diversa per il tifo delle
rondinelle, a quei tempi ancora interamente collocato in curva, anche
se già abbondavano gli striscioni contro il presidente Corioni.
In questi anni la tifoseria bresciana mi era sembrata notevolmente migliorata,
rappresentando forse l'unica eccezione alla regola che le divisioni
interne alle curve le portano sulla via dello sfascio: qui invece, soprattutto
quantitativamente, la tendenza mi era sembrata esattamente opposta,
ma volevo constatare di persona come i Bresciani fossero tra le mura
amiche, dato che finora li avevo visti solo in trasferta a Bergamo e
a Como in Coppa Italia (in entrambi i casi buoni ma nulla di più).
Sono circa le due meno un quarto quando arrivo dalle parti dello stadio
e già scopro un'atmosfera molto diversa da quella che mi ricordavo,
nel complesso assai tranquilla nonostante si tratti comunque di un derby
discretamente sentito: su tutti restano famosi gli incidenti a Brescia
il 28 ottobre 1979, sia perché i Comaschi usarono pistole lanciarazzi
(e, mi disse uno di loro che c'era quel giorno, per puro caso riuscirono
a scampare l'assalto dei Bresciani), sia perché si verificarono
lo stesso giorno in cui morì Vincenzo Paparelli prima del derby
di Roma. Nonostante tutto da un primo sguardo mi pare che la polizia
in giro sia pochina e comunque arguisco dell'arrivo dei comaschi solo
per un lontano vociare e per un paio di giri di sirena, per il resto
non accade praticamente nulla.
Prima di entrare riesco a scambiare qualche parola con un amico della
curva bresciana, il tempo per parlarmi del loro buon momento, dei soliti
problemi con le diffide "tattiche", dei rapporti sempre pessimi
con la società e di quelli di convivenza "forzata"
con i tifosi della gradinata.
Dentro lo stadio la prima cosa che noto è uno striscione in curva
con scritto (mi pare) "SPEGNI LA TELEVISIONE, ACCENDI LA PASSIONE.
TUTTI A TORINO!", anticipando quella che sarà la coreografia
di inizio partita e, soprattutto, integrando fattivamente l'iniziativa
"Noi la faccia non la mettiamo" promossa dal Progetto Ultrà
contro le pay-TV (per info: www.progettoultra.it) e che ha visto proprio
la curva bresciana tra le prime ad aderire.
I Comaschi sono circa 400 (ad occhio mi sembrano tutti solo ultras)
e riempiono la parte centrale del settore ospite. Ai lati noto che le
barriere di separazione dalla curva sud e dalla tribuna sono coperte
da dei teloni bianchi: mi sembra un'intuizione tanto semplice quanto
geniale che, impedendo ai tifosi avversari di vedersi, li tiene anche
più tranquilli. O comunque mi risparmia quei penosi siparietti
a colpi di gestacci e lancio di oggetti.
Appesi i consueti stendardi dei lariani ed un inequivocabile striscione
"MERCENARI, FUORI LE PALLE", a conferma che la figuraccia
in Coppa Italia con la Triestina è stata messa un attimo da parte
ma di sicuro non è dimenticata. Tuttavia il momento è
così difficile che ancora una volta prevale il cuore, ragion
per cui già dal pre-partita partono cori a ripetizione, sia per
spronare la squadra, sia per insultare i Bresciani.
Buono il colpo d'occhio anche da parte bresciana: piena la curva e compatto
anche il gruppo della gradinata, che prima del fischio d'inizio espone
uno striscione in ricordo di Desiree, la povera ragazza uccisa proprio
nella provincia bresciana (un altro verrà esposto dalla curva
ad inizio secondo tempo).
All'ingresso delle squadre nella curva di casa si alzano dei grandi
cartoncini (poi ridotti a pezzetti ed usati per una coriandolata) mentre
i comaschi ai "due aste" aggiungono alcune torce per colorare
il loro settore. Comincio a seguire la partita posizionato sotto la
curva ospite, da cui prosegue un tifo decisamente ben organizzato (sono
in tre che, sistemati alla giusta distanza tra loro, si alternano a
lanciare i cori): "Noi vogliamo questa vittoria!" resta l'urlo
più graffiante ed ossessivo, mentre proprio da censurare sono
gli ululati che partono da un piccolo gruppetto ogni volta che il giocatore
nero del Brescia Appiah tocca palla (risultato: alle offese non si aggiunge
praticamente nessuno ed Appiah alla fine sarà uno dei migliori
in campo).
Dalla mia posizione arriva ancora udibile, con un sottofondo ossessionante
di rullanti, il tifo della curva, anche se si nota che ai due lati sono
in pochi a cantare. E' invece praticamente del tutto inesistente quell'effetto
"stereo" che pensavo fosse frutto del doppio incitamento di
curva e gradinata: non solo spesso i cori che si alzano sono diversi
tra di loro, ma soprattutto mi sembra proprio debole il sostegno che
arriva dalla gradinata.
Dopo qualche sprazzo di buon gioco ad inizio partita, il match va avanti
in modo piuttosto soporifero, per cui verso la mezz'ora mi avventuro
verso la curva opposta e la sensazione che avevo avuto fino a quel momento
si ribalta: più mi avvicino alla Nord e più il tifo di
casa diventa impetuoso, oltrettutto fortuna vuole che proprio in quei
5 minuti di esplorazione mi trovo davanti ad un bellissimo mare di sciarpe
(la gradinata si manterrà invece sempre su livelli a mio giudizio
deludenti). Da sotto la curva di casa i Comaschi praticamente non si
sentono più anche se li si vede in inesauribile sbattimento:
curioso insomma pensare che nonostante il buon tifo di entrambi, ciascuno
dell'altro avrà pensato "CHE MERDE!".
La ripresa comincia con un Brescia tambureggiante e nei primi minuti
il clima è quasi quello di un assedio, anche grazie all'apporto
del pubblico che capisce la situazione e spontaneamente cerca di trasmettere
la propria voglia di vittoria: a tratti, pur essendo ritornato vicino
al settore ospite, faccio fatica a sentire i tifosi lariani. Verso il
ventesimo il Brescia cala vistosamente sul piano fisico e consente al
Como di guadagnare stabilmente dei metri di manovra preziosi che lo
portano con più scioltezza verso l'area avversaria. Subito dopo
una bella sciarpata dei propri tifosi, alla mezz'ora arriva addirittura
il goal del Como: calibratissima punizione di Allegretti dal limite,
deviazione sulla traversa del portiere che la toglie dal "sette"
ed infine botta in rete di Padalino. Il settore esplode e si accende
di nuove torce, poi è grande entusiasmo per un risultato che
va inaspettatamente nella direzione sperata. Gelo invece nel resto dello
stadio, ma il godimento degli ospiti dura poco più di 5 minuti
e culminerà con un orgasmo finale: da un contrasto "volante"
in area tra il portiere Brunner ed un giocatore bresciano nasce un più
che discutibile rigore che consente a Baggio (scialba la sua quattrocentesima
partita in serie A) di pareggiare.Il risultato è certamente più
equo ma quel rigore non va proprio giù, tanto che in sala stampa
il presidente Preziosi chiederà esplicitamente le scuse dell'arbitro.
Fino al fischio finale non accade più nulla di rilevante, mentre
per i tifosi ospiti c'è un supplemento di incazzatura dato che
sono solo due o tre i giocatori che si ricordano di loro prima di infilarsi
negli spogliatoi
Qui puoi vedere
le foto della partita
Scritto: 27/10/2002
|
|
|
|