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Como-Parma vista da Lele
Terza e penultima partita in campo neutro per il Como dopo la nota
(ed eccessiva) squalifica per i fatti contro l'Udinese: i lariani tornano
a Piacenza due settimane dopo la vittoria con la Roma, sperando di proseguire
la striscia positiva che dura da 4 turni.
Viaggio in solitario rapido e tranquillo e, in mancanza dell'accredito
da fotografo, opto per sistemarmi nella curva di casa, con la speranza
di riuscire poi a passare in tribuna.
Breve fila, perquisa senza eccessi e una volta dentro si parla un po'
con qualche amico: vengo così a conoscenza delle solite ed inquietanti
modalità di repressione da stadio che stanno attuando a Como,
complice anche l'attivismo di un giornalista locale che definire infame
è fargli un complimento.
L'opzione tribuna funziona al primo colpo e prendo posto in attesa dell'inizio
partita. Il pubblico è poco numeroso e curiosamente si divide
in tre fazioni: Comaschi (la maggioranza), Parmensi (pochi) e Giapponesi
(tanti anch'essi e con occhi ed obbiettivi tutti per Nakata).
Buono il colpo d'occhio offerto dalla curva lariana: lo "zoccolo
duro" questa volta sceglie di sistemarsi nella parte bassa della
Nord ma sono piene anche due tribunette e mezzo di quelle metalliche.
Il tutto contornato dall'unico striscione che da più di due mesi
accompagna i biancoblù ("Nel nome di Como combattiamo")
al quale si aggiunge quello "Onore ai diffidati", per il resto
qualche isolato e poco significativo stendardo appeso.
Si riempie tardi ma rapidamente la curva ospite ed inizialmente domina
la grande delusione per una presenza numerica molto modesta, soprattutto
in considerazione della vicinanza. In questi casi, tuttavia, penso sempre
che i colpevoli siano gli assenti e che i presenti meritino comunque
rispetto. Oltrettutto mi capita di capire in fretta che i crociati hanno
una gran voglia di fare e di tifare: su tutto spicca un grande agitarsi
di bandiere e bandierine che durerà fino alla fine, incessantemente.
All'ingresso delle squadre torce da parte lariana, mentre i parmensi
compongono con grandi bandiere a due aste la scritta "BOYS"
ed accendono fumogeni e torce in quantità.
L'inizio della gara, sul campo e sugli spalti, è di marca lariana:
la squadra osa là davanti, mentre la curva ruggisce sovrastando
nettamente gli avversari, nonostante questi siano tutt'altro che silenti.
Col passare dei minuti la situazione si inverte sul campo e si riequilibria
nel tifo: davvero i Parmensi ci prendono gusto ed infilano un coro dopo
l'altro, mentre le bandiere continuano ad agitarsi. Sarà perché
mi sono sistemato molto vicino alla loro curva, ma devo dire che il
tifo a cui assisto è veramente bello da vedere e da sentire,
senza sosta e ben coordinato. Quando verso la mezz'ora arriva anche
il goal del vantaggio, l'entusiasmo si amplifica e consente di sfoggiare
anche un paio di canzoni più sofisticate e d'effetto, su tutte
spicca quella ispirata alla colonna sonora de "Il ponte sul fiume
Kwai". E' un crescendo fino alla fine del tempo e, se non fosse
per quei 15' di pausa anche dei tifosi, un paragone coi favolosi Doriani
a Como l'anno scorso (che si sgolarono anche nell'intervallo) non sarebbe
stato fuori luogo.
La ripresa è un crescendo di emozioni. A cominciare dal doppio
rigore tirato e sbagliato dal Como, che fa di nuovo esultare la curva
ospite: sono altri dieci minuti di spettacolo culminati con un lungo
coro "brasileiro" (complimenti ai percussionisti!) capace
di far battere il tempo anche chi, come il sottoscritto, è allergico
a qualsiasi forma di ballo. L'apoteosi poteva arrivare se Mutu, anziché
scegliere la rovesciata spettacolare, avesse sfruttato meglio l'occasione
avuta in piena area lariana.
Riemerge invece alla grande il Como, che spinto dal ritrovato Music
e dalla buona intesa dei due nuovi attaccanti, non solo conquista il
pareggio ma addirittura si porta in vantaggio e fa letteralmente esplodere
la curva comasca.
E' un delirio, un alzarsi di urla ed uno sbracciarsi con cui si liberano
le sofferenze di questa stagione e contemporaneamente si avvisa il mondo
di "aprire le porte che passano in biancoblù": ai cori
della curva si uniscono a sprazzi anche le due tribune, ma è
sulla melodia di "Tu, solamente tu" che la curva raggiunge
il suo apice.
Sono 10-15 minuti di gioia e speranza per i lariani, mentre i Parmensi
continuano a sventolare ma sono calati verticalmente sul piano vocale.
Poi l'incantesimo per i primi e l'incubo dei secondi vanno in frantumi
quando a pochi minuti dalla fine il Parma ottiene un altro rigore e
pareggia.
Un po' di agitazione sotto la curva comasca, vola qualche asta e qualche
bottiglietta verso un plotone di caschi blu che si era, diciamo così,
avvicinato troppo, ma la situazione non degenera.
Allo scadere si rischia addirittura un nuovo rovesciamento del risultato:
il goal dei crociati è annullato ma aiuta i comaschi a farsene
una ragione ed a pensare non che stavano vincendo ma che per poco non
perdevano ancora.
Il triplice fischio finale mette fine a altri possibili colpi di scena
e manda le squadre negli spogliatoi. Lo sguardo a questo punto va regolarmente
sui ragazzi che se la prendono comoda e non temono di arrivare tardi
sotto la doccia. Benny Carbone, che non a caso ha giocato in Inghilterra,
è purtroppo l'unico ad indugiare verso la propria curva: non
arriva fin sotto ma l'applauso è di quelli ben fatti, mani alte
sopra la testa, e va bene così.
Uscita e viaggio di ritorno ancora rapidi, mentre via radio giunge notizia
che i Veronesi a Livorno non sono stati fatti arrivare allo stadio.
Pur senza ulteriori dettagli, ma memore di altre situazioni simili e
del ricordo che serbo della polizia locale, azzardo un messaggio di
solidarietà. Mi domando tuttavia anche quanto certi comportamenti
dei tifosi (vedi gli eccessi politici) alla fine altro non facciano
che dare ottimi pretesti per intensificare le forme di repressione,
se non addirittura di "giustificare" certi gravissimi abusi
di potere.
Qui trovi le
foto della partita
Scritto: 10/02/2003
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