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Como-Piacenza vista da Lele
Traffico e caos parcheggi mi fanno arrivare tardissimo al Sinigaglia,
ma nella corsa verso lo stadio non posso fare a meno di notare che a
100 metri di distanza c'è un fantastico cantiere edile aperto,
capace di fare cadere in tentazione anche i più benintenzionati:
porfido, attrezzi, pali, ecc. Naturalmente il tutto completamente "free"
e senza la minima presenza di un omino in blu a sorvegliare la situazione.
Doverosa osservazione: se dovesse succedere qualcosa (premetto che non
mi sono fermato nel dopopartita e non so se sia effettivamente successo)
la colpa sarebbe ovviamente solo degli ultras
non di chi non sorveglia
Metto piede in tribuna che i giocatori sono già a bordo campo,
tiro fuori l'inseparabile Canon e giù a scattare: qualche torcia
nella curva di casa e sciarpata fitta fitta, inframezzata da diverse
due aste, da parte piacentina. Appena scende il poco fumo delle torce
comasche, si alza lo striscione "Collettivo" e resta esposto
sì e no un mezzo minuto: trattasi di uno striscione sottratto
anni fa (per l'esattezza nel 90/91, se la memoria non mi tradisce),
"prelevato" direttamente (e
discretamente) dall'interno
della curva ospite, o almeno io conosco questa versione. Da parte piacentina
non ci sono grandi reazioni, anche se poi vengo a sapere che nella curva
lariana si sospettava nel secondo tempo la presenza di qualche infiltrato
pronto a ricambiare la cortesia.
Finalmente è tregua fotografica e posso prendere posto in tribuna,
stesso identico posto di Como-Reggina, esattamente a metà campo.
Mi guardo in giro con più attenzione e resto sorpreso nel vedere
la buona presenza biancorossa in curva ospite: circa 400 tifosi, di
cui i più ammassati al centro, dando un'impressione di compattezza
da me inattesa. Vari gli striscioni presenti: "Confine Emiliano",
"Old Viking", "Official Supporters", "Sparuta
Presenza", "Girls" e l'onnipresente dedicato a Tiziano.
Non vedevo dal vivo i Piacentini da lontano 1993/94 e, sia a Bergamo
sia a Milano (Milan), mi parvero piuttosto mediocri. Impressione anche
peggiore l'avevo avuta dei loro ultimi campionati sentendo un po' di
pareri qua e là. Ieri invece ho visto una tifoseria onestamente
in discreta forma: oltre al non trascurabile numero (anche perché
bene o male tutti i presenti partecipavano attivamente al tifo), il
sostegno alla squadra è stato regolare per tutta la partita,
mani e bandiere in continuo movimento e cori che arrivano ancora ben
udibili fino alla mia postazione. Spicca un gruppetto con in testa qualcosa
di giallo fiammante: niente a che vedere con i caschetti di veronese
memoria (Milan-Verona 85/86 e successive repliche) ma si tratta piuttosto
di cappelli in paglia, in perfetto stile rurale. Similmente, più
di una volta partono cori in dialetto della bassa.
Sul versante opposto, di nuovo, curva pronta a fare il proprio dovere
per dare quel qualcosa in più ad un Como che in campo ancora
stenta a prendere confidenza con la massima serie: il tifo parte bene,
anche se a partecipare è sempre quel pezzo di curva al centro.
Ai lati delle due tribunette, ahimè, la gente trova persino modo
di guardare la partita da seduti.
La partita va avanti senza grosse emozioni, è un prolungato batti
e ribatti a centrocampo e la conclusione di Godeas che colpisce l'incrocio
dei pali resta per lungo tempo l'unico tiro pericoloso nello specchio
della porta. Solo un episodio poteva smuovere le acque, ed infatti il
Piacenza passa in vantaggio alla mezz'ora più per demerito del
portiere Brunner che per meriti propri. Ma tant'è, e la marcatura
rinvigorisce i piacentini e scatena i giocatori in un girotondo collettivo
sotto la curva ospite. La reazione lariana sugli spalti è parallela
a quella in campo e si concretizza di nuovo quasi per caso: a pochi
secondi dalla fine del tempo un'autogol riporta il risultato in parità.
La ripresa è all'insegna del grande entusiasmo della curva di
casa, che per 20 minuti abbondanti si produce in un tifo veramente trascinante:
due o tre cori in particolare, tra cui un emblematico e ripetuto "NOI
VOGLIAMO QUESTA VITTORIA", sono davvero prorompenti, al limite
del minaccioso. Dall'altra parte ancora manate e battimani in abbondanza,
anche se il livello è leggermente calato rispetto al primo tempo.
Da entrambe le parti c'è il tempo per una sciarpata: di nuovo
bella compatta quella dei biancorossi, quella lariana invece piace soprattutto
perché ridà colore a quel muro di gente in ombra (nel
senso che ha il sole alle spalle). Se si eccettua la nuova esposizione
dello striscione rubato non c'è più nulla da segnalare.
Alla fine della partita, cosa abbastanza inusuale negli ultimi anni,
anche dalla curva partono molti più fischi che applausi, segno
forse che davvero la fede non ha limite ma la pazienza si
Scritto: 21/10/2002
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