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Como-Reggina vista da Lele
Entro al Sinigaglia alle 14.20, quando gran parte dei tifosi è
già al suo posto e comincia a sentirsi qualche debole coro, insulti
reciproci compresi. L'anno scorso mi pareva fosse prevalsa assoluta
indifferenza, o al più qualche sfottò connesso all'andamento
del match, ma non indago per capire chi abbia cominciato e me ne faccio
una ragione. Gli altoparlanti diffondono le canzoni dell'idolo locale
Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfoos, buon musicista e soprattutto
gran paroliere, rigorosamente in stretto dialetto lariano (o meglio
laghèè).
Prendo posto in tribuna, esattamente all'altezza metà campo,
il posto migliore per scattare le foto alle due curve e per seguire
la partita del tifo. Me n'ero già accorto arrivando allo stadio,
comunque ho la conferma che la tifoseria amaranto è presente
in massa: piena la curva ospite (presenti CUCN, Boys, Nuova Guardia,
Irriducibili più qualche club), nei distinti circa la metà
dei presenti è tifoso reggino, molti anche quelli in tribuna.
Ad essi si aggiunge un numero consistente di giapponesi, per i quali
evidentemente vedere un (uno!) connazionale giocare a pallone è
il top. Anche in campo noto che vi è una nutrita presenza di
fotografi giapponesi, quasi fosse la finale dei Mondiali.
Curva comasca gremita ed in quasi assoluto silenzio fino all'inizio
della partita per non sprecare fiato inutilmente. Al contrario i reggini
si agitano parecchio: diversi cori, un abbozzo di sciarpata, un paio
di torce accese a caso. Belle le bandiere verticali dei Boys e quelle
del Cucn, dove l'amaranto è accostato in modo garbato ai colori
più impensabili.
Quando entrano le squadre in campo la curva di casa alza un muro di
sciarpe e bandiere e parte con uno di quei cori che diventano veri inni
di battaglia e che, nel caso specifico, finisce con una strofa che penso
possa essere cucita addosso a tutte le tifoserie: "Noi che d'estate
siam qua sotto il sole, e d'inverno in mezzo alla neve
circondati
da sbirri perché, per la fede che abbiamo per te". Dall'altra
parte qualche torcia e un po' di bandiere sparse per il settore, l'impressione
che se ne ricava è piuttosto quella della confusione.
Nella disfida canora sono subito i Lariani a farla da padrone: i cori
si sentono forti e senza tregua, quasi sempre seguiti da un gran movimento
di mani che si alzano, ondeggiano e danno forma a treni molto suggestivi.
Quello che più stupisce dei Reggini è che il tifo è
assolutamente inferiore a quello che puoi aspettarti da una tale presenza
numerica. Dal centro della curva i cori partono a ripetizione dal megafono,
ma la situazione è di assoluta scompostezza. Sarà il fatto
che forse era meglio posizionarsi diversamente per guidare il tifo (ad
esempio nel mezzo di una delle due tribunette, piuttosto che a metà
delle due), sarà che alla maggior parte dei presenti interessa
solo vedere la partita, oppure semplicemente che molti dei presenti
non conoscono le canzoni, fatto sta che già al 10° minuto
gli amaranto sono "costretti" a lanciare un "chi non
canta è figlio di puttana". Scarsi, devo dire, i risultati:
i cori continuano ad essere seguiti da pochi ed anche i battimani si
fanno col passar del tempo sempre più radi.
Dopo un avvio difficoltoso il Como si guadagna un rigore poco dopo il
quarto d'ora: la curva esulta già prima della battuta e quando
Carbone la mette si alza un urlo liberatorio e pieno di speranza. Il
goal amplifica l'entusiasmo: la curva non molla e chiede un altro goal.
Il tifo continua compatto e forte fino alla fine del tempo, eppure l'occhio
rivela che ci sono ancora ottime potenzialità per migliorare:
il coinvolgimento della curva si limita alle zone centrali, c'è
almeno un 30% degli spettatori che non partecipa e che potrebbe fare
diventare il tifo autenticamente devastante. Dalla parte reggina nessuno
scatto d'orgoglio sostanziale, al più si riaccende l'entusiasmo
quando la squadra insiste per ottenere il pareggio. Le uniche volte
in cui il coro raggiunge la mia postazione con ancora un po' di energia
è nel caso di un paio di cori di insulti, il resto è sottovoce.
Fumogeni blu all'inizio del secondo tempo per i lariani, mentre con
la Reggina riparte in forcing alla ricerca del goal. La curva di casa
capisce la difficoltà del momento e persiste nel sostenere la
squadra, mentre poco o nulla di nuovo si intravvede dalla parte opposta
che, neanche a farlo apposta, anche al 10° del secondo tempo ripropone
a se stessa un "chi non canta è filgio di puttana".
Si arriva così ad uno degli episodi più strani che mi
sia mai capitato di vedere allo stadio: senza che nemmeno i giocatori
reclamassero, l'arbitro fischia un rigore per gli ospiti. Dubbio, molto
dubbio, ma serve a riportare il risultato in parità. Festa tra
i tifosi reggini, che accendono diverse torce e tornano a sventolare
le loro bandiere. Il momento è psicologicamente favorevole ed
in due/tre occasioni i cori si sentono finalmente forti, ma per il resto
continuano a prevalere nettamente i comaschi, nonostante uno po' di
stanchezza alla fine. Il Como cerca il goal con il cuore ma con poca
lucidità, anzi deve fare attenzione a non subirlo, dato che la
Reggina con quattro passaggi riesce almeno altre due volte a portarsi
dalle parti di Brunner.
Al triplice fischio il pareggio forse va bene ad entrambe le squadre,
che almeno fanno il primo punto del campionato. Il saluto finale dei
giocatori alle curve è un gesto tanto semplice quanto purtroppo
mai scontato, per cui merita sempre di essere segnalato.
Scritto: 29/9/2002
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