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Genoa-Sampdoria vista da Lele
Terzo Genoa-Sampdoria consecutivo, sempre con Alberto e questa abbiamo
ragionevoli certezze di non restare fuori come all'andata. In ogni caso
si decide di partire con largo anticipo, non si sa mai.
Traffico quasi zero lungo la strada ed alle 16 siamo già fuori
lo stadio genovese, non male se si pensa che in meno di tre ore abbiamo
masticato nell'ordine: i km tra hinterland orobico-milanese e Genova,
uno spuntino all'autogrill e l'invidia per non avere sottocasa qualcosa
che somigli all'Umbrella calzature shop.
Comincia a radunarsi gente intorno a Marassi ma i nostri amici genovesi
se la prendono giustamente con più calma, per cui bighelloniamo
un po' per la città, infilandoci in strade più o meno
trafficate e comunque variamente imbandierate (Genoa, Samp, Pace, ecc.).
Incrociamo altri tifosi che vanno in direzione opposta, il clima è
sereno sotto tutti i punti di vista.
Verso le 17 scatta il nostro primo incontro, Aldo come sempre è
stato squisito nel trovarci i 2 "Distinti" che gli avevamo
chiesto e quindi torniamo allo stadio. Ora l'attesa è con un
amico doriano degli Ultras, lo aspettiamo nella strada che costeggia
il Bisagno e sbocca proprio sotto la Sud e vediamo che lo spettacolo
è già iniziato. La folla blucerchiata si attarda fuori
dai bar, invade la strada con assoluta disinvoltura e comincia il riscaldamento
delle corde vocali, aprendosi e chiudendosi al passaggio di qualche
genoano che, sapendo di essersela cercata, la attraversa assorbendo
rassegnato slogan, canzoni, sfottò. Tutto comunque nei limiti
della goliardia, se qualche mano si allunga è solo per sottolineare
le forme conturbanti delle migliori ragazzè rossoblù di
passaggio. Insomma se la ridono tutti, soprattutto chi, a titolo più
o meno personale, è ospite dei doriani: vedo qualche atalantino,
spezzini, veronesi, numerosi come sempre gli Ultras Marseille.
Appena verificato che mi hanno accettato l'accredito da fotografo riesco
piazzare il mio biglietto, concordando volentieri qualche euro di sconto
e smerdando un bagarino professionista. L'amico doriano lo perdo subito
di vista, "er manovella" genoano risulta irraggiungibile al
cellulare ma prima di entrare facciamo lo stesso un giro sotto la Nord.
Il clima è decisamente diverso, di entusiasmo se ne respira poco
ma di orgoglio, quello sì. C'è meno gente ad aspettare
di entrare, in compenso quando metto piede in campo vedo che la Nord
è decisamente più piena della Sud.
Come da copione, le due sponde ingannano il tempo scambiandosi cori
e striscioni di sfottò. A differenza degli altri maggiori derby
sembra mancare, sotto questo profilo, una regia centrale: gran parte
delle iniziative appaiono il frutto di piccoli gruppi o addirittura
di singoli tifosi, armati di bandiera a due aste personalizzate per
l'occasione.
Nondimeno meritano di essere citati i migliori messaggi, a cominciare
dalla curva genoana, sotto la quale passo il primo prepartita. Più
o meno in ordine cronologico spuntano: "ERG: Errato Ritenervi Genovesi",
"Benvenuti a Genova: voi di dove siete?!", "+ bonza -
benza" (o viceversa), "
ora avete la benzina: datevi
fuoco", "Doriano belino il tuo sangue è il nostro vino",
"Non siete in questura, potete anche cantare", senza poi dire
di quel "Gabba Gabba Genoa" che non so perché mi piace
proprio tanto. Non manca uno striscione che omaggia una ragazza del
Doria ed un altro, altrettanto significativo, "Leggi speciali,
nemmeno ai criminali". Anche i distinti, regno del Centro di Coordinamento
e soprattutto dei "Figgi da Zena", fa la sua parte: la partenza
è all'insegna dell'ironia ("Non si può essere gelosi
di servi vERGognosi" e "Uno stadio in periferia per voi tifosi
di 3^ categoria") ma successivamente si sconfina nella lussuria
("Salutate vostra sorella capolista di questa cappella" accompagnato
da un disegno lungo così), il tutto contornato da un più
generale "No alla guerra".
Cambio postazione proprio mentre dal megafono sento cominciare i preparativi
per la coreografia dei grifoni e quando arrivo sotto la Sud riesco a
capire cosa c'è sotto quel bandierone blucerchiato che scende
dall'anello superiore: è un enorme pupazzo (cartapesta, legno,
polistirolo, boh) che riproduce il vecchio marinaio, classica icona
doriana, a grandissime dimensioni (ci vorrà poi tutto il primo
tempo per consentire a pochi eroici di smontarlo pezzo per pezzo). Anche
qui si urla e si suda per preparare tutto in tempo, ma intanto si alzano
qua e là i messaggi per i cugini: "8 anni di B e ancora
parlate!!!", "Sei come l'erba grama: hai 110 anni e non muori
mai!", "A -20 C geli", "Genoani manco li cani",
"Un presidente giocattolaio per un popolo di burattini", "Giochi
Preziosi" (con Olivia genoana inginocchiata davanti a Bracciodiferro
doriano), "A noi brucia la gola a voi il Culo", "No match",
"Grazie per esserCi venuti A salutare", "Soffro di vertigini"
e "Sopra di noi solo Dio". Il più bello forse è
anche il meno leggibile e, piuttosto in piccolo, ha scritto "L'unica
cosa bella della Nord è che si vede la Sud". In zona Ultras
Tito si segnalano anche un "Ultras no politica" e "A
voi i soldi, a noi la repressione", parzialmente coperto dall'immancabile
striscione dei Marsigliesi.
Entrambi tendono a sprecare poco fiato prima del match e quando si avvicina
l'ora X si aprono le danze delle coreografie.
I Genoani puntano tutto su orgoglio e tradizione, proponendo un mix
tra carta riflettente rossa e blu e fuochi artificiali dal fossato,
mentre all'anello superiore una serie di grandi bandiere vecchio stile
(ricordate gli sfondi di Giorgio Bubba a 90° minuto?!) fanno da
contorno al lungo striscione "La differenza è una: noi vinciamo
perché esistiamo, voi esistete perché vincete". Appendice
nei distinti con bandierone a sipario e sciarpata.
Sicuramente più spettacolare, accurato e difficile lo show doriano:
al ritmo di "Ciao Grifone ciao" la curva prima si sbraccia,
poi smaschera la scultura e si colora di blucerchiato con bandierine.
E mentre anche il marinaio muove il braccio in segno di saluto, in basso
uno striscione affonda il colpo impietosamente: "Questo non è
un arrivederci ma un addio".
La partita la seguo proprio sotto la Sud, mi ero promesso di rivederla
e studiarla da vicino dopo l'indimenticato e spettacolare Como-Doria
dell'anno scorso. Le cose peraltro si mettono subito bene per i blucerchiati,
che vanno presto in vantaggio e controllano agevolmente la partita.
Da dietro la porta mi si apre un orizzonte di notevole suggestione,
specialmente quando i doriani alzano le mani al cielo per poi seguire
il ritmo all'inglese. Fermo restando un repertorio canoro di grande
qualità, capace di mescolare tradizione e "ricerca",
non sono del tutto convinto dal "volume", dato che più
volte la voce del vocalist dei Fedelissimi prevale sulla coralità.
Nel secondo tempo la cosa migliora, ma rimane qualche perplessità.
I genoani li sento solo 2-3 volte ma si nota un movimento continuo e
compatto per tutto il primo tempo, ed un amico che era sotto la loro
gradinata mi conferma che, eccetto il trauma del goal, il tifo non è
mancato (a sua volta lui ha sentito poco i doriani). Un autentico muro
quelle sciarpe rossoblù alzate verso la fine del secondo tempo,
i colori si fondono creando un unico ed indistinto ondeggiare. Ma i
blucerchiati non si fanno distrarre ed anzi la mettono dentro, ancora
una volta, proprio sotto la Nord: il Genoa sul campo non esiste o quasi,
e in derby la cosa è particolarmente grave.
Non è un caso, credo, se le torce genoane ad inizio ripresa prima
producono un'infernale torciata, e poi si dilungano per almeno una decina
di minuti sul terreno di gioco, costringendo l'arbitro a ritardare l'inizio.
Con buona pace di Preziosi, aspirante presidente seduto in tribuna,
che avrà subito capito che non è una piazza che si lascia
incantare, stufa com'è di promesse e parolai.
Il secondo tempo non lascia quasi traccia sul piano del gioco, serve
più che altro per marcare le differenze finali anche nella partita
del tifo. Calano, inevitabimente, i genoani, mentre la Sud festeggia
con allegra spudoratezza e il suo "forza Sampdoria portaci via
da questa merda di categoria" comincia ad assumere anche i connotati
della certezza, non solo della speranza. Che importa se in basso accendono
a torce e barattoli in ordine sparso, ci sta anche sul finire di gara
una cartata dagli Ultras, che dopo l'effetto cascata lascia però
qualche gola affumicata. Né i pompieri a bordo campo si adoperano
più di tanto per mettere fine ai focolai nel fossato.
Al triplice fischio la Nord si svuota rapidamente, mentre i doriani
si attardano senza fretta a salutare la squadra e a cantarle ai cugini:
un anno con tre derby vinti merita i tempi supplementari del tifo, mica
capita tanto spesso!
All'uscita c'è tempo e voglia per mangiare qualcosa prima di
rifare il viaggio di ritorno e di nuovo è facile imbattersi in
compagnie di tifosi avversari che si mischiano senza problemi. Ho poi
letto degli scontri, ma per quanto ho visto personalmente posso solo
sperare che il derby non manchi a lungo in questa città.
Qui trovi le foto
della partita
Articolo scritto il 23/4/2003
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