OCCASIONALE ELOGIO DEGLI ULTRAS SAMPDORIA (Como-Samp 01-02)

E' sempre difficile giudicare una tifoseria, da qualunque punto di vista la si guardi. Parlarne dal di dentro, cioè facendone parte, presenta il vantaggio di poterla conoscere a fondo ma è forte il rischio di scivolare in giudizi di parte. Guardandola dall'esterno, invece, finisce spesso per prevalere l'apparenza e, come titola anche un (bel) film di recente uscita, "l'apparenza inganna". Se questo è valido nel caso dell'osservazione diretta, magari come nel mio caso nella veste di fotografo a bordocampo, figuriamoci quanto si amplifica tale rischio se i giudizi vengono espressi solo osservando la tifoseria rivale dalla curva opposta o addirittura guardando qua e là delle fotografie.
Per tutti questi motivi, dunque, sono sempre stato scettico nei confronti delle cosiddette pagelle che tanti lettori di Supertifo propongono, spesso senza chiarire su quali elementi si basano nel dare il loro voto. Non solo, ma anche quelle più obiettive e circostanziate lasciano sempre aperto l'equivoco che sulla base di una singola partita si possa o voglia giudicare un'intera stagione o, peggio ancora, la storia di un gruppo ultrà.
Tale premessa mi sembrava doverosa e necessaria nel momento in cui mi appresto a raccontare la trasferta dei tifosi sampdoriani a Como lo scorso 16 dicembre. Non mi interessa dare voti o fare confronti, semplicemente come amante del mondo ultrà (peraltro, in tutta sincerità, mai particolarmente affascinato dai Doriani) ho vissuto delle belle emozioni e mi piacerebbe condividerle con altri, perché penso che le cose ben fatte vadano fatte conoscere e perché considero che, al di là di rivalità specifiche che spesso rendono inclini alla malafede, la bravura altrui non vada sminuita o negata ma piuttosto utilizzata per migliorarsi.
Una domenica con cielo cupo, clima rigido, che offriva una partita dai significati diversi per le due squadre: proiettato verso un'inaspettata testa della classifica il Como, a rischio di anonimato la stagione dei Blucerchiati. Settore ospite quasi esaurito (circa 2000 posti la capienza), in cui si replicava la nota divisione della Gradinata Sud tra Fedelissimi e Ultras, che anche a Como si sistemano in zone opposte della curva.
Nonostante avessi visto in buona salute i Doriani negli ultimi due derby, insomma, la giornata non faceva presagire in se' nulla di particolare. Lo è diventata progressivamente quando, dopo i primi cori, chiedo l'ora ad un amico ed apprendo che mancano oltre 30 minuti al fischio d'inizio: la cosa in se' non è del tutto rara, difficile piuttosto che la voce e le gole resistano fino alla fine (quante volte accade di vedere pre-partita infuocati e tifosi muti durante il match…).
Tuttavia, si commenta con il "vecchio" Mick, ultras e fotografo di ventennale anzianità, questi Doriani non sono certo dei pischelli e, anche se da qualche anno non navigano in buone acque, hanno una storia ed una tradizione che in se' è già una garanzia: si insinua quindi il pensiero che avremmo assistito ad una performance di tifo, diciamo così, sopra la media. Il che, oltrettutto, non è poi scontato anche per chi bazzicasse solo il Sinigaglia, dato che il tifo dei padroni di casa è da almeno 4-5 anni di ottimo livello e che buoni gruppi ospiti si siano visti anche in serie C (ad esempio gli spezzini la scorsa stagione).
La nostra impressione comunque è azzeccata: i cori proseguono e paiono il vento che fa sventolare le numerose bandiere, di diversa foggia e dimensione, che popolano il settore ospite. Ma quello a cui si assiste va decisamente oltre, è un vero e proprio spettacolo di tifo, un tifo essenziale, senza fronzoli ma di notevole spessore. Si può anche rinunciare a torce e fumogeni, bastano i colori blucerchiati a fare bella la curva all'ingresso delle squadre.
Proprio il minuto di silenzio in ricordo di Prisco resterà l'unico, inevitabile, momento di stop della voce e delle mani, poi si ricomincia e fino al triplice fischio dell'arbitro i Doriani non smettono di cantare e di agitarsi. La parte decisamente più movimentata è quella degli Ultras, appena tiepidi invece i Fedelissimi.
Tre o quattro ragazzi si alternano a fare partire i cori e l'entusiasmo, vecchio urlo di battaglia degli UTC, è alle stelle: la gente risponde bene alle direttive, si aggancia alle prime sillabe delle canzoni proposte, insomma non c'è bisogno di insistere ed il megafono sembra quasi superfluo.
Chi pensava che esistessero solo due modi di tifare (all'inglese e all'italiana) impara invece che ci si può sbizzarrire con la fantasia: ecco quindi che, rivisitati i testi per l'occasione, i ritmi della canzone melodica italiana (da "Rose rosse" a "Dimmi quando…") si alternano a quelli del classico repertorio blucerchiato (da "Le bandiere della Sud" a "Armata blucerchiata").
Il mix è splendido: la gente salta, sventola, e soprattutto canta senza tregua, alcune canzoni durano anche 5-10 minuti e diventano una piacevole ossessione che quasi ti coinvolge. Qualcuno in curva comincia persino a sudare, mette da parte le sciarpe ruvide, spoglia giubbotto e maglione e riprende a cantare nudo fino alla cinta. Evidentemente dentro arde il fuoco della passione che anima tutti gli autentici ultras, ma è certo anche che qualche grappino o un po' di vino servono almeno a darsi un po' di coraggio.
Quello che capita in campo ha davvero un'importanza relativa. La squadra si batte ma il Como domina, il goal del pareggio di Flachi è una dolce illusione che serve a crederci di più, ma l'impressione è che nessun risultato avrebbe potuto interferire in questa giornata di dilagante ed allegra follia collettiva.
"Tanti da quando sei in B non ti seguono più, ma chi ti ama davvero è sempre con te…" , questo il ritornello della canzone che sale potente e melodiosa nell'intervallo, incurante dello stupore di un fotografo incantato sotto la curva (io) e dei sorrisi divertiti di qualche vecchietto in tribuna.
Il secondo tempo prosegue ad alto livello per almeno mezz'ora, poi, complici il freddo e l'ennesima sconfitta della squadra, alla fine perde un po' di intensità, ma tante voci ed i tamburi (ecco, forse questi un po' troppo martellanti) resistono fino al 90°. E' sconsolante purtroppo notare che dopo il triplice fischio dell'arbitro solo pochi giocatori blucerchiati si sentano in dovere di ringraziare il proprio pubblico, ed i più si infilano subito negli spogliatoi.
Una bella domenica di tifo, qualcosa che mi è capitato di vedere solo in poche occasioni, nonostante frequenti abitualmente gli stadi da 15 anni.
Una bella domenica, credo, non solo per gli Ultras Sampdoriani (a cui peraltro auguro di mantenersi su questi livelli), ma per l'intero mondo ultrà, perché conferma che dappertutto, non importa che sia Como o S.Siro, la voglia, l'entusiasmo, lo spirito di gruppo e l'amore per i propri colori possono ancora regalare grandissime emozioni e grande spettacolo.
Alla faccia di chi ci vuole male, dagli affaristi agli omini in divisa, dai parolai alla stragrande parte della nostra classe politica.

Lele Viganò

Dicembre 2001